Il Circolo Legambiente Terracina “Pisco Montano” d’intesa con Legambiente Lazio, esprime senza giri di parole il suo chiaro e argomentato NO all’autorizzazione, da parte della Regione Lazio, all’occupazione di uno specchio d’acqua individuato davanti la costa del Comune di Terracina al fine di consentire l’installazione di un allevamento di mitili, così come riportato nella Determinazione del 21 marzo 2016, n. G02621.

“La vicenda – sostiene il vicepresidente del Circolo e Coordinatore del Tavolo Ambiente e Biodiversità del Forum Agenda21 locale, Gabriele Subiaco con i delegati per le Aree Protette del Circolo, Piergiorgio Trillò e Marco Finucci – nasce già nel 2014 con una richiesta di nuova concessione demaniale marittima cui segue, nel gennaio 2015, ed è questo forse il punto meno comprensibile di tutta la faccenda, un esito favorevole dell’istruttoria di Valutazione di Incidenza della Direzione Regionale Infrastrutture, Ambiente e Politiche Abitative – Area Sistemi Naturali pur essendo la zona individuata posta a ridosso del SIC (Sito di Interesse Comunitario) marino più esteso del Lazio (3740 ettari) denominato IT6000013 ‘Fondali tra Capo Circeo e Terracina’, nei cui fondali sono presenti diverse tipologie di habitat e specie (Posidonia Oceanica codice 1120, Cymodocea Nodosa codice 1110, habitat Coralligeno codice 1170, Pinna Nobilis) di rilevante interesse comunitario, che necessitano di una stretta protezione, come specificato nell’allegato I, II e IV della direttiva 92/43/CE, nota anche come “direttiva Habitat”.

Le praterie di Posidonia Oceanica sono considerate le più forti concentratrici di materia vivente del Mediterraneo oltre che un efficace protezione contro l’erosione del litorale. Da ricordare che la Valutazione di Incidenza è il procedimento di carattere preventivo introdotto dall’articolo 6, comma 3, della “direttiva Habitat” (recepita con D.P.R. 357 del 1997 modificato ed integrato dal D.P.R. 120 del 2003) e ha come obiettivo la salvaguardia dell’integrità e l’equilibrio ambientale dei SIC. Inoltre con la Deliberazione Regionale 604 del 3/11/2015 (peraltro stranamente non citata nell’atto di rilascio dell’autorizzazione), alcuni SIC, tra cui il SIC IT6000013, sono stati modificati nelle delimitazioni. In particolare il SIC IT6000013 è stato ampliato per tener conto del progressivo accrescimento negli anni della Posidonia – anche a seguito dei maggiori controlli sulla pesca a strascico – e anche per salvaguardare i nuovi habitat che sono stati recentemente rilevati (Cymodocea Nodosa, habitat Coralligeno)”.

Occorre inoltre ricordare come il Forum di Agenda21 locale aveva espresso nell’aprile 2015, e sulla stessa lunghezza d’onda dell’Amministrazione di Terracina con delibera di G.C. n° 39 del 5 marzo 2015, un circostanziato parere contrario al rilascio della concessione tenuto conto del possibile impatto sull’ecosistema marino ed evidenziando che la zona individuata non è classificata per l’espletamento di attività di allevamento di molluschi da parte della Regione Lazio, ai sensi del Regolamento CE 854/2004 e della Determinazione Regionale D3130 del 24/09/2007.

“Risulta del resto evidente – continua la nota di Legambiente – che, essendo Terracina un paese a forte vocazione turistica, dal 2015 assegnataria di Bandiera Blu e sempre dal 2015 assegnataria di due Vele di Legambiente, è necessario salvaguardare tutte le attività costiere della città prevenendo le possibili ricadute negative sulla economia locale: sul turismo balneare ed il suo stretto legame con la qualità, la pulizia e la trasparenza delle acque, sulla fruizione e la tutela del paesaggio (500mila mq di mare cosparsi di fitte boe non è certamente un bel vedersi), sulla navigazione marittima visto il movimento (intenso durante la stagione estiva) di imbarcazioni da diporto da Porto Badino e Foce Sisto verso Capo Circeo e le Isole Pontine, sulla economia della pesca locale, etc.

Inoltre nel 2015, la Regione Lazio (la stessa che ha concesso l’autorizzazione), ha concluso il progetto ‘Mare Nostrum’, con il quale già nel 2007 aveva stanziato 900mila euro per il raddoppio di un’area marina protetta nello specchio acqueo antistante il tratto di costa tra Porto Badino e Terracina, finalizzata a preservare e sviluppare la fauna e la flora acquatiche e, nel contempo, l’ecosistema marino, con particolare riguardo a misure intese a tutelare e migliorare l’ambiente dei siti rientranti nella rete ecologica europea ‘Natura 2000’ (bando Regione Lazio FEP 2007-2013, asse prioritario 3 misure di interesse comune, Misura 3.2 (Art. 38 Reg. CE n. 1198/2006), principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità, col fine di favorire la protezione ed il ripopolamento delle specie ittiche e vegetali”.

Un coro di no che vede unita tutta l’opinione pubblica terracinese, dai partiti politici alle associazioni, ai semplici cittadini (che in questi giorni stanno raccogliendo firme contro il provvedimento): “Ci attiveremo da subito presso la Regione Lazio, coinvolgendo eventualmente anche il Ministero dell’Ambiente e le Istituzioni Europee competenti, per rappresentare il caso di Terracina”, afferma Roberto Scacchi, Presidente di Legambiente Lazio, insieme ad Anna Giannetti, Presidente del Circolo Legambiente di Terracina.

Il Circolo Legambiente di Terracina fa inoltre sapere che supporterà qualsiasi azione di ricorso giurisdizionale e chiede da subito alla Regione Lazio, d’intesa con Legambiente Lazio e il Forum di Agenda21 locale:

  • di partecipare al costituendo tavolo promosso dall’assessore all’Ambiente per rappresentare le problematiche ambientali generate dalla suddetta determinazione;
  • di approfondire nel dettaglio tecnico e scientifico, le motivazioni che hanno determinato l’esito favorevole della valutazione di incidenza del 26 gennaio 2015 (prot. 036565);
  • di sottoporre comunque ad una nuova e complessiva valutazione di impatto ambientale l’intero progetto visto che un SIC è per sua natura una realtà dinamica in continua evoluzione, che con la Deliberazione Regionale 604 del 3 novembre 2015 il SIC IT6000013 è stato ampliato di ben 360 ettari e che la citata deliberazione indica che tutti gli adempimenti relativi all’attuazione della Direttive 92/43/CEE e del DPR 357/97 e s.m.i. dovranno avere quale riferimento cartografico le nuove delimitazioni adottate con la stessa deliberazione.

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