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Pubblichiamo la nota di Elio Zappone, esperto di questioni relative all’immigrazione per il Partito Democratico, riguardo alla vicenda del progetto SPRAR e dell’apertura di un centro di accoglienza nella frazione de La Fiora a Terracina.

“Leggo dagli organi di stampa che il Sindaco Nicola Procaccini avrebbe sospeso l’adesione del Comune di Terracina al progetto S.P.R.A.R (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) dopo aver constatato che a Terracina sono attualmente accolti nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) 149 richiedenti asilo e che la Prefettura sarebbe in procinto di aprire un nuovo centro nel quartiere “La Fiora”. Secondo il Sindaco, infatti, il Comune di Terracina, avendo formalmente manifestato la volontà di aderire al progetto SPRAR, avrebbe attivato la cosiddetta “clausola di salvaguardia” prevista da una direttiva del Ministero dell’Interno dell’11 Ottobre 2016, che avrebbe dovuto rendere il comune esente dall’attivazione di altre forme di accoglienza.
Orbene, a tale proposito occorre fare le seguenti precisazioni:

• La citata direttiva del Ministero dell’Interno dell’11 Ottobre 2016, recante “ Regole per l’avvio di un sistema di ripartizione graduale e sostenibile dei richiedenti asilo e dei rifugiati sul territorio nazionale attraverso lo SPRAR”, dopo aver invitato i Prefetti affinchè applichino la citata clausola di salvaguardia specifica in maniera inequivocabile che “tale clausola di salvaguardia deve applicarsi nella misura in cui il numero di posti sprar soddisfi la quota di posti assegnata a ciascun comune dal Piano di ripartizione dei migranti approvato di concerto con l’ANCI”;
• Il suddetto Piano di ripartizione dei migranti approvato di concerto con l’ANCI ha previsto la presenza di 2,5 richiedenti asilo per 1000 abitanti che per Terracina vorrebbe dire circa 115 migranti.
• In buona sostanza, in base alla suddetta normativa, il Comune di Terracina per poter invocare la citata clausola di salvaguardia dovrebbe prima attivare uno o più progetti SPRAR in grado ospitare un numero totale di almeno 115 migranti
• Alla luce di ciò appare evidente che il Comune di Terracina, avendo manifestato la volontà di aderire al progetto SPRAR accogliendo un numero di 40 migranti non è assolutamente in condizione di poter invocare la citata clausola di salvaguardia
• Inoltre, occorre rilevare che il Comune di Terracina, per bocca del suo sindaco, già nel dicembre del 2016 aveva manifestato la sua volontà di aderire al progetto SPRAR proprio per evitare il proliferare di CAS sul nostro Territorio
• In particolare, con la deliberazione N. DGC-22-2017 la giunta comunale aveva deliberato l’atto di indirizzo per la partecipazione del Comune di Terracina al progetto SPRAR in cui si affermava, peraltro, che “L’Amministrazione Comunale ritiene il valore della solidarietà un punto fermo della propria attività istituzionale, scegliendo, tra le altre cose, di farsi parte attiva nell’accoglienza di chi, nel proprio paese è costretto a subire discriminazioni politiche, religiose o razziali” e che “lo SPRAR deve essere percepito come parte integrante del welfare locale e pertanto in grado di dialogare con il contesto territoriale in cui si inserisce, deve fondarsi sulla costruzione e sul rafforzamento delle reti territoriali, attraverso il coinvolgimento degli attori locali, deve essere considerato valore aggiunto sul territorio comunale, capace di apportare cambiamenti e rafforzare la rete dei servizi di cui possa avvalersi tutta la comunità dei cittadini, autoctoni o migranti che siano.
• Tuttavia, ad oggi, neppur un richiedente asilo è stato ospitato a Terracina in un progetto SPRAR.
• Pertanto, anche in relazione a tale aspetto, non si comprende per quale motivo il Sindaco si scandalizzi che la Prefettura in relazione al Comune di Terracina non abbia attivato la citata clausola di salvaguardia che avrebbe consentito alla nostra città sia di pretendere di non avere l’apertura di nuovi CAS, sia di ottenere il graduale smantellamento di quelli esistenti sul territorio.
• Noi riteniamo che il sistema di accoglienza in Italia debba essere certamente migliorato ma il suddetto Piano di ripartizione dei migranti approvato di concerto con l’ANCI è uno strumento che va nella direzione di un vero miglioramento della gestione del fenomeno dei richiedenti asilo in quanto contiene un principio assolutamente condivisibile secondo cui tutti i comuni d’Italia sono invitati a fare la loro parte in termini proporzionali al numero di abitanti del comune stesso.
• E’ chiaro, pertanto, che, se per motivi elettorali, un amministrazione non si assume la responsabilità di aderire al sistema Sprar accogliendo un numero di migranti previsto dal suddetto Piano, poi non può scandalizzarsi se in città proliferano CAS che sono certamente più difficili da controllare, essendo gestiti da privati.

La cosa ancor più grave, a mio avviso, è che il sindaco, non volendo ammettere che l’inefficienza della sua amministrazione ha portato a questa situazione, ha minacciato di emettere un’ordinanza che prevede il controllo e l’identificazione dei migranti che sostano fuori dai supermercati.
Orbene, al di là del messaggio di intolleranza molto pericoloso insito in un’affermazione di questo tipo, appare evidente l’inutilità della stessa visto e considerato che non occorre alcuna ordinanza per disporre dei controlli, da parte delle forze dell’ordine, sull’identità dei cittadini migranti che circolano nella nostra città.
Si tratta, perciò, chiaramente di un tentativo infelice di distogliere l’attenzione da un fallimento dell’amministrazione che è sotto gli occhi di tutti.

La sbandamento totale dell’amministrazione è confermato, infine, dal commento sconcertante del consigliere Davide Di Leo che propone di stoppare il progetto SPRAR e di arginare la proliferazione dei CAS addossando la colpa ai cittadini che mettono a disposizione gli immobili per questo tipo di accoglienza. Si tratta di un modus operandi piuttosto bizzarro per chi, amministrando una città, dovrebbe dare risposte ai cittadini e non incitare alcuni contro altri accusandoli di cose che dipendono dall’inefficienza dell’amministrazione stessa.

Alla luce di ciò, caro Sindaco, visto che la campagna elettorale è finita da due anni, non pensa che invece di prendere in giro i cittadini de La Fiora sarebbe il caso di passare dagli slogan ai fatti mettendo in essere tutto ciò che consentirebbe di pretendere legalmente l’applicazione della suddetta clausola di salvaguardia?”

Elio Zappone, esperto immigrazione PD cittadino

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