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Ancora vivide, nella mente dei cittadini di Terracina e dei tanti turisti accorsi da ogni parte per assistere a quello che doveva essere un giorno di festa, le immagini del drammatico schianto del caccia Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare Italiana, con a bordo il capitano Gabriele Orlandi, avvenuto il 24 settembre scorso durante l’Air Show delle Frecce Tricolori.

Immagini choc, che hanno fatto il giro del mondo su notiziari, quotidiani e siti web. Sulla tragedia sta indagando la Procura della Repubblica di Latina, competente per territorio, in stretta collaborazione con i vertici dell’Aeronautica, che stanno ancora provvedendo al completamento del recupero di ciò che resta (ben poco), del caccia, precipitato in mare a una velocità di circa 800 km/h e letteralmente disintegratosi una volta a contatto con la superficie dell’acqua.

Ebbene, una volta recuperata, la scatola nera (sotto esame all’aeroporto militare di Cameri, presso Novara) ha iniziato a fornire i dati contenuti al suo interno. Secondo quanto emerso dalle primissime indiscrezioni, prenderebbe sempre più corpo l’ipotesi dell’errore umano: forse una manovra errata, a causa della quale il capitano Orlandi – sempre secondo quanto appreso – avrebbe tentato di rialzare il velivolo quando ormai era troppo tardi. Di qui, lo schianto e l’inabissamento in mare.

Ipotesi, sembra, suffragata dai primi esiti delle consulenze svolte dai periti nominati dalla Procura, Alfredo Caruso e Giuseppe Paladino, che si sono avvalsi sia dei dati scientifici che delle testimonianze, nonché delle analisi dei resti finora raccolti.

Se questa ipotesi dovesse essere confermata, il pm Gregorio Capasso, che segue l’inchiesta, potrebbe chiedere l’archiviazione dell’accusa di disastro colposo contro ignoti.

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